Prevenzione quotidiana
Igiene delle mani: quando farla e come farla bene
Lavarsi le mani è il gesto di prevenzione più studiato e più economico che esista. Ma non tutti i momenti si equivalgono, e nemmeno tutti i gesti: la tecnica conta quanto l'acqua.
Tra tutte le misure di prevenzione che la sanità pubblica ha validato in due secoli, il lavaggio delle mani resta la più accessibile: costa pochi secondi, un po' d'acqua e del sapone. L'Organizzazione mondiale della sanità lo considera una pietra angolare della prevenzione delle infezioni, dagli ospedali alle cucine domestiche. Eppure la maggior parte di noi lo fa in modo troppo rapido, e nei momenti sbagliati.
I cinque momenti che contano davvero
Non serve ossessionarsi: servono i momenti giusti. Le situazioni in cui le mani vanno lavate sono quelli che collegano un ambiente potenzialmente contaminato a una porta d'ingresso dell'organismo, la bocca, il naso, gli occhi, o una persona più fragile.
- Prima di cucinare e di mangiare, e prima di toccare alimenti crudi.
- Dopo essere andati in bagno, anche quando sembra non serva.
- Dopo i trasporti pubblici, i corrimani, i soldi, i carrelli del supermercato.
- Dopo aver tossito, starnutito o soffiato il naso.
- Prima di prendersi cura di un bambino piccolo, di un malato o di una persona anziana.
La tecnica: tempo e attrito, non il prodotto
Il meccanismo con cui il sapone rimuove i microrganismi è in gran parte meccanico e chimico insieme: il sapone stacca lo sporco e i microbi dalla pelle, l'attrito li porta via, l'acqua li risciacqua. La procedura raccomandata prevede di insaponare per almeno 40-60 secondi, stropicciando bene il dorso, gli spazi tra le dita, i pollici e le unghie, e di asciugare con un asciugamano pulito. Un risciacquo di cinque secondi sotto l'acqua, senza attrito, rimuove molto meno.
Il sapone comune è sufficiente: non serve che sia antibatterico per l'uso quotidiano. L'acqua calda non disinfetta più della tiepida, e rischia di seccare la pelle: conta la durata e l'attrito, non la temperatura dell'acqua né il costo del flacone.
Quaranta secondi di attrito con sapone comune tolgono più microrganismi di dieci secondi sotto un getto bollente.
Il gel igienizzante: un alleato con limiti
I gel a base alcolica sono utili quando acqua e sapone non ci sono, e sono formulati per ridurre molti microrganismi sulle mani visivamente pulite. Hanno però limiti: funzionano male su mani sporche o unte, non rimuovono alcune sostanze chimiche, e non sostituiscono il lavaggio dopo essere stati in bagno. La regola pratica della sanità pubblica è semplice: acqua e sapone quando è possibile, gel quando non lo è, mai il contrario per abitudine.
Perché funziona: la catena del contagio
Molte infezioni respiratorie e gastrointestinali seguono lo stesso percorso: le goccioline o i residui finiscono sulle mani, le mani toccano il volto o il cibo, il microrganismo entra. Interrompere la catena al punto delle mani è più semplice che al punto dell'aria, ed è per questo che l'igiene delle mani accompagnò, fin dall'Ottocento, i primi grandi progressi della medicina moderna, dalle maternità agli ospedali da campo.
Le mani curate lavano meglio
Pelle screpolata e cuticole danneggiate offrono rifugi dove i microrganismi sopravvivono meglio. Asciugare bene, usare creme emollienti in inverno e tenere le unghie corte e pulite completano l'igiene meglio di qualsiasi prodotto speciale. In famiglia, un asciugamano a testa nelle settimane di malattia è un piccolo gesto che rompe un altro anello della catena.
Oltre le mani
L'igiene delle mani lavora insieme ad altre abitudini: la ventilazione delle stanze, che riduce la concentrazione di goccioline sospese, il riposo quando si è malati e le vaccinazioni raccomandate. La guida sul perché d'inverno ci si ammala più spesso mette questi fili insieme, e la spiegazione di come funzionano i vaccini completa il quadro della prevenzione. Per domande rapide, la sezione FAQ salute risponde in forma di domande e risposte verificabili.
Fonti pubbliche citate
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